Con il termine biotecnologia si intende l’uso di sistemi e organismi viventi per sviluppare prodotti oppure, secondo la definizione della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica, “qualsiasi applicazione tecnologica che utilizzi sistemi biologici, organismi viventi o loro derivati per fabbricare o modificare prodotti o processi destinati a un uso specifico”.

Le biotecnologie trovano applicazione in diversi ambiti:

  • per la diagnosi di patologie e lo sviluppo di nuove terapie –più mirate, efficaci e tollerabili;
  • per l’agricoltura, con la messa a punto di prodotti che consentono raccolti più abbondanti o maggiore resistenza agli agenti patogeni, ai parassiti e allo stress idrico;
  • in ambito ecologico per ridurre l’impatto ambientale dei processi industriali, produrre bioplastiche o energia da biomasse;
  • per facilitare lo smaltimento dei rifiuti, il risanamento di acqua o suolo da prodotti tossici che possono essere eliminati da speciali microrganismi.

I primi farmaci biotecnologici risalgono alla messa a punto della produzione industriale della penicillina e delle cefalosporine, antibiotici prodotti da due funghi. Negli anni Ottanta del XX secolo è stata introdotta la tecnica del DNA ricombinante, che ha dato origine a una vera e propria esplosione delle biotecnologie, con la creazione di aziende dedicate, come Biogen.

Non si tratta in realtà di un uso nuovo: da migliaia di anni l’uomo impiega biotecnologie in agricoltura, nella trasformazione dei cibi e in medicina.